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13/04/2024 E LA PULA BUSSÒ, CON GLI OCCHIALI DA SOLE

Oggi, direzione Tossa de Mar. Ma niente parcheggio, tutto pieno. La Mossos D'Esquadra distribuiva multe come caramelle. Così, avanti. Passiamo per Lloret de Mar, che si rivela un inferno. Caos totale e zero parcheggi. Decidiamo di puntare su Blanes, la nostra ultima speranza.

Arriviamo in un parcheggio enorme, centinaia di posti auto, tutti occupati. Solo otto riservati ai camper. Grazie, comune. Dopo un po’ di giri, trovo un buco e ci infilo il camper, occupando due parcheggi auto. C'erano altri abusivi come noi. Facciamo un giro lungo la spiaggia, locali turistici ovunque, palazzoni enormi per ospitare orde di viaggiatori. Perchè ancora ci sorprendiamo?

Saliamo su “Sa Palomera”, un masso in mezzo alla baia che segna simbolicamente l’inizio della Costa Brava, nel nostro caso la fine. Una bandiera catalana si erge in cima, noi a contemplare il panorama. Fa un caldo infernale, così ci rifugiamo nelle strade interne. Vediamo la chiesa di Santa Maria e il castello di Sant Joan. Interessante, in passato il popolo si rifugiava lì dalle invasioni piratesche. 


Tornando al camper, ecco la polizia locale a caccia di abusivi mal parcheggiati. Ci rifugiamo dentro, pronti a scappare. Finito giusto in tempo di pranzare, sentiamo bussare: polizia locale di Blanes, occhiali da sole e portamento fiero sulla sua motocicleta . Ci indica gentilmente la strada per andarcene. Sapendo di essere nel torto, chiudiamo tende e oblò e proseguiamo.


Ci ritroviamo nell’entroterra, in un parcheggio a
Tordera. Un parco con annessa area camper e servizi gratuiti, invaso da macchine. Un divieto grosso come una casa, ma ignorato. Ovviamente devono parcheggiare davanti all'ingresso, Dio ci salvi da dover camminare 50 metri. Ah! C’è un parcheggio enorme per auto proprio a fianco, ma chi se ne frega. Anche noi con il camper a volte occupiamo posti auto, ma solo quando non c’è alternativa, altrimenti siamo sempre rilegati in pezzi di terra abbandonati usati come discarica o come gabinetto dai cani del quartiere. Dopo qualche minuto, riusciamo a far spostare una macchina.

Mentre ci sistemiamo, arriva una francese minacciosa, seguita da altri tre personaggi. Vogliono parcheggiare i loro camper 10x10 e ci ordinano come posizionarci, come se il posto fosse loro. Invece di lasciarmi fare manovra, continua ad urlarmi cose incomprensibili in mezzo alla strada. Sono tutti quelli di Blanes scappati dalla pula; li hanno disturbati mentre prendevano il sole sull'asfalto, vista autostrada. Se dico solo cattiverie perdonami Gesu'. Anche per oggi la fase zen la rimandiamo a domani.

La cittadina non prometteva niente di buono, ma decidiamo di darle una possibilità. Attraversiamo un ponte con un rigagnolo d’acqua color tubercolosi, il fiume Tordera, con bambini che ci giocano dentro. Hanno il mare a 10 minuti, ma preferiscono far giocare i figli in una pozza infetta.

La località è trascurata e degradata, un mix etnico che racconta storie di mille mondi. Nonostante il paese fosse composto da tre vie, era vivo. Nella piazza principale, musica dal vivo, un fotografo ufficiale, tre bancarelle e i quattro cristiani che ci abitano. La band non era il massimo, così ce ne andiamo. Si conclude la nostra giornata, bevendo una birra fresca nel parco, circondati dai resti della grigliata del pomeriggio. Abbiamo capito che dove ci sono delle postazioni griglia gratuite, c'è anche l'inciviltà delle persone. 


 Continua il viaggio: ci vediamo domani alle 17:00 per una nuova puntata dal titolo:

"MANI SPORCHE E CUORI LEGGERI"

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