19/06/24
Questa mattina, mentre cercavamo parcheggio a Torrox, ci siamo ritrovati in un labirinto di posti troppo piccoli per noi, sterrati con buche giganti pronte a inghiottire le nostre ruote. Lasciamo perdere, non abbiamo voglia di sclerare per niente, ci siamo diretti verso Torre del Mar.
Lì, abbiamo parcheggiato nell'ombra dell' ex zuccherificio, ora trasformato in un museo di storia. Le pareti scrostate, i tubi arrugginiti, le macchine silenziose – tutto parlava di un tempo che non è più, una scelta perfetta per chi ama il romanticismo industriale e il profumo di melassa nel vento.
Sulla passerella lungo il mare, abbiamo scoperto le spiagge a tema; ti costringono a scegliere il tuo recinto per usufruire della spiaggia: sport o ozio, infanzia o vecchiaia? Catalogati, etichettati, smistati come pacchi in un magazzino.
Nel parco, con i cartelli cartelli informativi abbiamo ricostruito la storia sulla Battaglia Navale di Vélez-Málaga, una delle più sanguinose della Guerra di Successione Spagnola.
Alzando lo sguardo, abbiamo fatto una scoperta illuminante: ci sono tre fari. Il Faro del Paseo Marítimo, il più fotografato e iconico, ti osserva dall'alto con il suo occhio luminoso e implacabile, il Faro Moderno, più recente minimalista, ma senza sostanza, e il Faro Antico, testimone silenzioso di come la terra abbia guadagnato terreno sul mare nel corso del tempo. Tutti visibili a breve distanza l'uno dall'altro. Domani, faremo un ultimo giro in centro e poi ci sposteremo alla prossima tappa.
20/06/24
Ore 8, sveglia. La maledetta bombola del gas, sempre lì a ricordarti che la vita è una trappola. Tre settimane di pace, e poi boom, il caos. Forse dovremmo prendere una bombola di riserva, liberandoci di quella italiana.
Giro in centro: ramblas con negozi, ristoranti e noleggi. Una cittadina di mare come tante, tranquilla e insignificante. Niente che valga la pena di ricordare.
Passeggiando, vediamo una vecchia che barcolla verso di noi. Le urlo “signoroaaaaa” e cerco di prenderla prima che si spiaccichi a terra. Si aggrappa al mio braccio con il suo artiglio da rettile. Blatera qualcosa in spagnolo, ci ringrazia e se ne va. Oggi ho fatto la mia buona azione.
Troppo caldo per stare in giro, siamo tornati al camper, sudati e irritati. Verso sera, ci siamo avventurati di nuovo fuori, sperando che il mondo avesse qualcosa di meglio da offrire. Attraversiamo il lungomare, solo per trovare qualche chiringuito semi-deserto. Ultima fermata, la spiaggia per i cani. Axel si scatena tra rami, onde e sassi, correndo come un pazzo. Forse, per una volta, siamo riusciti a stancarlo.
Nel frattempo, noi ci siamo emozionati davanti ad un tramonto che bruciava l’orizzonte e una luna bianca brillante che ci guardava dall’alto. Soli su quella spiaggia infinita, solo noi e la natura.
Ormai buio, abbiamo raggiunto il centro, con la fame che ci morde lo stomaco. L’odore del pesce grigliato ci ha guidati, facendoci scoprire gli “espetos” andalusi: pesce infilzato su spiedi di canna e grigliato su barche di legno trasformate in barbecue. Un sapore affumicato che non abbiamo mai provato. Testa bassa, in silenzio, senza proferire parola raggiungiamo il camper, rassegnati a un banchetto di pane, lenticchie e insalata.
Ultimo giro in centro, tra locali stracolmi di gente che beveva e guardava la partita Italia-Spagna, urlando in sincrono. Non facciamo parte di quella categoria, quindi ce ne siamo andati a letto. Fine della giornata.
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